Comune di Veglio - Alluvione 1968

mercoledì 19 settembre 2018    
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Alluvione 1968
BIELLESE: LA CATASTROFICA ALLUVIONE DEL 2/3 NOVEMBRE 1968
Non fu eccezionale -durante la singola giornata- l'evento alluvionale del Novembre 1968, che si protrasse per una settimana, ma fu da primato la pioggia caduta a cavallo di due giorni (tra le ore 18 del 2/11 e le ore 18 del 3/11). In quell'occasione le precipitazioni ebbero un'intensità notevolissima (395 mm caduti a Trivero).Il dramma come detto, si consumò nella notte fra sabato e domenica, ma veniamo alla sequenza dei giorni che portarono alla catastrofe:
- Venerdì 01/11/1968 sul Nord Ovest del Piemonte (dopo qualche giorno con piogge nella norma), caddero le prime piogge con intensità oraria attorno ai 10mm. che si protrassero per circa 12 ore che alimentarono i bacini idrografici, inzuppando un terreno già impregnato dalle piogge dei giorni precedenti. Quel primo giorno di piogge intense portò accumuli di: 31,4 mm ad Oropa; 26,0 a Tollegno e 38,8 a Trivero. La situazione non era comunque ancora preoccupante.
- Sabato 02/11/1968 a Oropa caddero 142,2 mm di pioggia; a Tollegno 134,0 mm; a Trivero 180,6 mm. Quel pomeriggio le precipitazioni toccarono punte di 40 mm orari. La nebbia era fittissima, la corrente elettrica ormai mancava da ore in tutti i comuni collinari. In pieno pomeriggio, quel Sabato, le alture Biellesi piombarono in un inquietante buio notturno. Chiunque ha vissuto quell'evento ricorda con terrore il rombo assordante che echeggiava ovunque, anche assai lontano dalle valli. La tragedia stava per consumarsi. Dalle alture di Bielmonte (a monte di Veglio) e del Monte Rubello enormi masse di acqua e fango cominciarono a riversarsi nelle valli sottostanti. Nel defluire verso valle, la piena dei riali, ruscelli e torrenti, cominciò a strappare pietre, cespugli ed alberi che innescarono un pericolosissimo effetto domino. Si formarono centinaia di piccole dighe che, nello straripamento, trascinarono a valle tutto ciò che trovarono lungo il percorso. Alla piena dei torrenti si aggiunsero gli smottamenti. I terreni zuppi ed instabili cominciarono a franare a valle dove, si cominciarono ad udire forti ed inquietanti rombi e boati simili a lunghi e cupi tuoni. Tutti i comuni della fascia collinare compresa tra Biella e Borgosesia furono interessati da frane e smottamenti.
Durante la notte, sotto un pioggia impressionante, i centri della Valle Strona vennero invasi da enormi masse di acqua, fango, alberi, automobili, massi, travi, mattoni, macchinari tessili, animali morti e cadaveri umani.
Interi quartieri, lungo il Torrente Strona ed affluenti, vennero spazzati via. La strada Provinciale Biella-Valsesia, la Statale 232-Panoramica Zegna e tutte le vie cittadine, furono invase da acque e detriti, divenendo esse stesse un nuovo enorme fiume in piena, che, prese a distruggere tutto ciò che incontrava lungo il percorso. Al Mulin Gross di Strona non rimase intatto un solo metro della Statale e la Strada Provinciale Cossato-Strona-Crocemosso venne invasa da più di mille frane.
In tutta la fascia collinare Biellese, franarono a valle persino alcuni cimiteri. Lo strazio fu enorme, quando a fine evento si dovettero recuperare bare e scheletri sparpagliati ovunque Si disse che l'ora del giudizio universale era alla fine giunto. Tutte le vie di accesso al cuore del Biellese erano interrotte. La furia delle acque aveva spazzato via quasi tutti i ponti e quelli ancora intatti erano sommersi dalle acque.
Dalle testimonianze di allora si può ricostruire uno scarno bollettino degli eventi funesti, che per lo più si verificarono fra le ore 19 e le 21 di quel tragico giorno. Ci si limita alla sommaria ricostruzione degli eventi accaduti nella Valle Strona con una enunciazione che appare cruda, ma purtroppo reale, e semmai incompleta:
a PISTOLESA una frana seppellisce due case causando 8 vittime; a Campore di VALLE MOSSO crolla un edificio di quattro piani ed una casa di fronte con un bilancio di 14 vittime; a VEGLIO una frana inghiotte una casa in Fraz. Dazza causando 6 morti, mentre la furia del torrente Poala spazzerà una casa in Case Poala uccidendo 2 persone; a BIOGLIO una frana uccide un uomo mentre porta in garage l’autovettura ed una donna che rientra nella propria abitazione; a Campore di VALLE MOSSO lungo la strada che porta a Strona, tre ragazze rincasano ed ad un tratto la strada manca loro sotto i piedi ed una di esse fra le urla sparirà inghiottita da una frana; a Pianezze di CAMANDONA una madre con due figli viene investita dalle acque del torrente Strona che risparmierà solo un figlio; in Comune di MOSSO SANTA MARIA e VALLE MOSSO, il rio Tolera riduce ad un cumulo di sassi uno stabilimento industriale (F.lli Piana) ed una casa causando la morte di due donne e di un giovane padre accorso in loro aiuto; a QUAREGNA il torrente Quargnasca sbriciola un’abitazione nei pressi del Municipio causando 6 morti; a STRONA una frana piomba su una casa uccidendo padre e figlio (la famiglia si era allontanata temendo il peggio, ma le due vittime erano tornate per recuperare delle suppellettili): a COSSATO la piena dello Strona e del Quargnasca travolgono delle vetture causando 5 morti; a VALLE MOSSO nelle vicinanze del Lanificio Albino Botto due giovani sposini della Valle d’Aosta vengono travolti ed uccisi da una frana; a MOSSO due fratelli che rincasano in auto vengono spazzati da due smottamenti ed uno solo si salverà; a Pianezze di Camandona in un lembo del territorio di PETTINENGO, una frana uccide una donna; in Fraz. Romanina di VEGLIO, un’altro smottamento uccide un artigiano di Camandona; a MOSSO SANTA MARIA in regione Poala il torrente Poala investe il Lanificio Botto Poala uccidendo un operaio (padre di quattro figli) ed il custode; a MOSSO SANTA MARIA un uomo terrorizzato cerca scampo fuggendo dalla casa, e venendo investito da una frana perirà (la casa risulterà indenne).
Domenica 3/11/1968 ad Oropa caddero altri 246,6 mm; a Tollegno 204,2 ed a Trivero 305,6 mm. La catastrofe era ormai conclusa lasciandosi alle spalle distruzione, sgomento, terrore e disperazione.
Lunedì 04/11/1968  ad Oropa caddero ancora 64,0 mm di pioggia; a Tollegno 38,8 e a Trivero 37,8 mm.
Martedì 05/11/1968  arrivò l'aria fredda che portò le prime nevicate sui monti. Le piogge scemarono: Oropa: registrò altri 29,2 mm. TOTALE EVENTO: 513,4 mm. Tollegno: 18,4 mm. TOTALE EVENTO: 421,4 mm. Trivero: 10,8 mm. TOTALE EVENTO: 573,6 mm. (questo è il valore delle precipitazioni di quei giorni e basti pensare per intuire la straordinarietà dell’evento, che il valore medio annuo di acqua caduta è di circa 2000 mm dati rilevati dalle statistiche osservatorio di Oropa)
Non rimane che tracciare un bilancio:
-58 furono i morti nella sola Valle Strona, molti dei quali ritrovati dopo parecchio tempo, a diversi chilometri di distanza ed altri mai ritrovati; oltre un centinaio i feriti. A Vercelli si ritrovarono le spole dei lanifici della Valle Strona.
-8 furono i morti nel solo minuscolo Comune di Veglio (6 solo nella casa inghiottita da una frana in frazione Dazza, Peretti Dante-Dazza Sereno Adele- Peretti Franco-Cerri Rosanna-Peretti Roberta-Peretti Gianna e 2 nella Case Poala, Scaranto Maria-Scaranto Assunta) che pagava così un tributo altissimo di vittime oltre che di danni ambientali e materiali.
-Più di 300 famiglie rimasero senza casa.
-250 circa le abitazioni completamente distrutte.
-Più di 100 fabbriche subirono danni ingenti
-più di 13.000 lavoratori costretti alla cassa integrazione.
-350 aziende artigiane e 400 aziende commerciali furono distrutte o gravemente danneggiate.
-I danni alle cose vennero stimati in 30 miliardi delle lire dell'epoca: una cifra enorme!
La cronaca di quel funesto novembre parla di un avvenimento catastrofico, il più rilevante che il Biellese abbia mai subito ma, a leggere le cronache del passato, ci si accorge che il Biellese ed in particolare la Valle Strona di Mosso, non sono affatto immuni da simili eventi. Negli ultimi 340 anni gli eventi alluvionali, inclusi forti nubifragi, allagamenti e smottamenti si contano a decine: per l'esattezza 42, di cui 21 eventi particolarmente forti con danni a cose e/o persone, e altrettanti nubifragi di minore importanza.
Una sola fortuna: il disastro si consumò, in pieno "boom" economico, tra il Sabato e la Domenica. Da poco tempo i lavoratori italiani avevano ottenuto il riposo lavorativo al Sabato, oltre che alla Domenica; una autentica fortuna per le valli Biellesi, riccamente disseminate di manifatture della lana lungo gli alvei dei torrenti e loro tributari. In caso contrario i morti si sarebbero potuti contare a migliaia.
All'indomani del disastro i biellesi rimasero attoniti ed ammutoliti. Senza piangersi addosso e senza indugiare,  cominciarono subito l'opera di ricostruzione di quanto distrutto dalla furia della natura.
Ancora oggi gli anziani ricordano con gratitudine l’enorme sforzo profuso dai volontari (soprattutto giovani studenti) che per stessa ammissione della "Protezione Civile"  di allora, ebbero un peso nei soccorsi addirittura superiore alla potente macchina statale che intervenne con esercito, forze di polizia e ogni altro mezzo, stanziando ingenti fondi per la ripresa. Grazie quindi ancora a tutti quei volontari che senza nulla pretendere, meritandosi l’appellativo di “ANGELI DEL FANGO” lavorarono anche sino allo sfinimento per restituire dignità e coraggio alle nostre genti. Terminato il lavoro sono ritornati ai paesi di tutta Italia dai quali erano pervenuti (in maggioranza dal Biellese) ed a distanza di anni sono ancora presenti nei ricordi i loro volti giovani e cordiali. Questo ringraziamento è dovuto a questi ormai anonimi angeli del fango.
 
 
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